Gio. Apr 3rd, 2025

Quanto successo ieri è l’ennesimo campanello d’allarme partito dalla piazza di Colleferro, arrivato in quelle di qualunque paese. Una violenza che non ha giustificazioni ne alibi di sorta, e che è anche a Bagheria.

A Partinico (che non è un mondo lontano, ma anzi con Bagheria, come abbiamo visto, condivide sventure e avventure), domenica 30 marzo è stato ucciso un uomo a mani nude al culmine di una lite, da 2 persone, per futili motivi, forse un rimprovero. La dinamica è tutta da chiarire, il 46enne fruttivendolo partinicese deceduto, sarebbe intervenuto a difesa del figlio 17enne, dall’aggressione dei 2 uomini poi rivelatisi fratelli (proprio come gli assassini di Willy), si dice, noti per essere rissosi.
Lo dovevamo capire tutti da molto tempo: la violenza fisica è diventata una forma di comunicazione a tutti gli effetti.
Lo è diventata forse per mancanza di alternative di confronto, per motivi diversi. Il confronto può mancare per manifesta incapacità degli interlocutori a trovare un piano comune (nel caso di Colleferro e dell’omicidio di Willy Duarte che confronto si doveva avere coi fratelli Bianchi), oppure il confronto manca perché uno degli interlocutori si sottrae.
In questo secondo caso però la frustrazione che porta alla violenza è troppo spesso giustificata anche da noi commentatori, quando in un atto di comunicazione violenta, riconosciamo delle rivendicazioni che forniscono alibi.
Quando poi, queste vicende, che hanno un importante ricaduta sul tessuto sociale di una comunità, sfociano nell’omicidio, allora ci si deve interrogare se, i convegni in pompa magna inutilmente auto celebrativi, se le parlate nelle scuole con una 50ina di giovani annoiati, se gli sportelli d’ascolto a cui non si rivolgerà nessuno, sono iniziative che possono fare la differenza. O ancora, alla luce di quanto successo a Partinico, se i silenzi e l’omertà su atti di violenza, dal pestaggio all’atto vandalico, avvenuti a Bagheria hanno una qualche giustificazione.
Fatti che non sono molto diversi, se non nell’epilogo, come il pestaggio di un automobilista ad un incrocio, di cui potete leggere qui, o l’aggressioni dei tre giovani di cui uno riportò la frattura della mandibola, di cui potete leggere qui, o ancora il disabile bullizzato in un istituto professionale e poi pestato con una spranga per avere reagito, di cui potete leggere qui e come decine di altri esempi di cui potete trovare notizia, spesso solo leggendo le testimonianze nelle nostre pagine.
Ma siamo abbastanza certi che seppure ci scappasse la tragedia estrema a Bagheria ce la scorderemo presto, perché c’è lo sfincione fest, o la mostra canina, o la ruota panoramica, o qualche altra emerita ca…ta che distrae le masse.

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Di Ignazio Soresi

Classe 1969. Si forma dai gesuiti a Palermo. Studia Economia e Commercio, Scienze Politiche, Scienze Biologiche ed in età matura, Beni Culturali ad indirizzo Storico/archeologico. Opera in ambito turistico. Ha collaborato con diverse testate.